Piersanti Mattarella, politico ucciso dalle mafie

E’ la mattina del 6 gennaio 1980. A Palermo, in via della Libertà, un commando di due uomini uccide il presidente della Regione e dirigente democristiano Piersanti Mattarella. Mattarella era impegnato in un’azione di moralizzazione della vita pubblica, aveva bloccato alcuni appalti che facevano gola a imprenditori mafiosi, si era adoperato per un rinnovamento del quadro politico aperto al coinvolgimento del Partito comunista, tentando di riprendere la strada interrotta con il rapimento e l’omicidio del suo amico Aldo Moro.
Irma Chiazzese, la vedova che era in auto col marito al momento dell’agguato, riconobbe senza indugi in Giuseppe Valerio Fioravanti il killer che sparò a Mattarella. Nel 1995 Fioravanti e Gilberto Cavallini – membri dei Nar (il primo condannato in via definitiva, il secondo tuttora indagato per la strage alla stazione di Bologna) – vennero tuttavia assolti da questa accusa; dunque non sono più imputabili per lo stesso reato. Si tratta di uno dei pochi casi giudiziari in cui sono stati condannati – almeno in parte – i mandanti (Cosa Nostra), ma non gli esecutori di un delitto.
Ad inizio 2018 la Procura di Palermo ha deciso di riaprire le indagini.
Il documentario Rai “Piersanti Mattarella. La Buona Battaglia”
