Terrorismo in Alto Adige

Negli anni Sessanta, in piena guerra fredda, una serie di attentati sconvolge l’Alto Adige. L’irredentismo sudtirolese e la volontà della Nato di mantenere il confine del Brennero in funzione antisovietica, vennero strumentalizzati dai servizi segreti, di fatto sperimentando quelle tecniche di “guerra non ortodossa” che raggiungeranno il culmine, a partire dal 1969, nella cosiddetta strategia della tensione.
Gli attentati sono compiuti da membri del Bas (Befreiungsausschuss Südtirol), formazione secessionista altoatesina. Questi i principali attentati di quella che il giornalista Gianni Flamini definirà “Brennero connection“:
- 26 agosto 1965, Sesto Pusteria (BZ): uccisi i carabinieri PALMERIO ARIU’ e LUIGI DE GENNARO.
- 24 maggio 1966, Passo di Vizze, confine Italia-Austria: una mina uccide il finanziere BRUNO BOLOGNESI.
- 25 luglio 1966, San Martino in Valle di Casies (BZ): uccisi i finanzieri SALVATORE GABITTA e GIUSEPPE D’IGNOTI.
- 9 settembre 1966, Bolzano: strage a Malga Sasso. Viene fatta esplodere una caserma della Guardia di Finanza, uccidendo i finanzieri MARTINO COSSU, HERBERT VOLGGER e FRANCO PETRUCCI.
- 25 giugno 1967, Comelico (BL): strage di Cima Vallona. L’esplosione di un traliccio e di alcune mine uccide 4 persone: l’alpino ARMANDO PIVA e i militari FRANCESCO GENTILE, MARIO DI LECCE, OLIVO DORDI.
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